Previdenziali

Italia: giovani poco propensi alla pensione integrativa.

Il tema della pensione e della sua integrazione rientra in quegli ambiti dove l’esperienza dei nostri genitori non può aiutarci, perché il futuro che ci attende è totalmente diverso dal loro.

Quanto prima riusciamo a capire questo cambiamento, più riusciamo ad incidere sul risultato finale.

E’ anche molto chiaro che le priorità di un giovane sono altre, ma il tempo passa per tutti e se non lo mettiamo a frutto rischiamo di perderlo e di non recuperarlo più.

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29 luglio 2020

Mick Jagger ci aiuta a pensare al fine lavoro

Sembra incredibile che venga in mente ad una super star come Mick Jagger.
L’incredibile, ma purtroppo vero, che non venga pensato da persone normali che di previdenza hanno bisogno… se poi diventano delle star, non hanno fatto comunque niente di male….
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02 agosto 2019

Ricchezza pensionistica

La fase della vita in cui cesseremo di lavorare, per essere vissuta con serenità e per non correre il rischio di sopravvivere alle nostre risorse finanziarie deve essere affrontata in anticipo tenendo in considerazione che lo Stato sta arretrando sia sulle pensioni che garantirà ai più giovani sia sull’assistenza sanitaria pubblica che potrà dare in futuro.
E’ importante non solo pensare e agire concretamente fin da giovani, per costruirsi una riserva pensionistica, ma anche sulla qualità e sul tipo di ricchezza pensionistica che è realmente necessaria in un contesto familiari in forte mutamento.
Per approfondire allego un estratto di un articolo tratto da Patrimonia & Conzulenza Anno 5 Numero 1.
Ricchezza-pensionistica
10 luglio 2019

Prepararsi oggi al futuro di longevità che ci aspetta

Rispetto al passato viviamo in un Mondo che ci permette di scegliere molte più cose riguardo al nostro lavoro e alla nostra vita personale… non dimentichiamoci il rovescio della medaglia: oggi ci viene chiesto di pensare, autonomamente, al nostro futuro e a quello delle persone che amiamo.. dipenderà sempre più dalle nostre scelte la serenità sul nostro futuro previdenziale.
Leggete per credere..
Prepararsi oggi al futuro di longevità che ci aspetta
29 aprile 2019
 
 

Cresce la spesa pensionistica….

Vi consiglio un articolo che analizza i numeri del sistema pensionistico pubblico.
Una bella disamina negli ultimi trent’anni passando dalle varie riforme e dai vari cicli economici.
Sottolineo che ogni scelta ha una conseguenza ed è importante sapere che il conto alla fine deve essere pagato: “non esistono pasti gratis”.
Cresce la spesa Pensionistica
01 aprile 2019

Quota 100, tra promesse elettorali e incompatibilità

Non sempre la stabilità previdenziale è sinonimo di serenità, ed è quanto rilevato dallo studio che allego.
Anche questo può essere un modo per vedere il bicchiere mezzo pieno.
Certa è una riflessione:  più siamo artefici del nostro destino, più siamo soddisfatti di ciò che otteniamo.
Buona pensione a tutti.
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17 dicembre 2018
 

In pensione sei anni dopo se lo stipendio è basso. Così la riforma beffa i poveri.

La scorsa volta abbiamo parlato di busta arancione e dell’importanza di avere una base di partenza per poter valutare la nostra posizione previdenziale.
Questa volta passiamo a delle simulazioni che ci possono far capire cosa dovremmo fare per affrontare correttamente il “nostro futuro previdenziale”.
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24 maggio 2016

Busta arancione.

Mai come adesso abbiamo bisogno di una buona informazione.
La Busta Arancione non è altro che uno strumento per farci capire che le cose sono cambiate.
E’ per questo che abbiamo la necessità di impadronirci dell’informazione necessaria per rendere il nostro futuro previdenziale più sereno.
Saper che cosa ci aspetta è l’informazione di partenza; per sapere che cosa fare ci sarà sicuramente bisogno di un Consulente Finanziario.
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P.S. Chi non ha la pazienza di aspettare la busta arancione può registrarsi direttamente cliccando al link INPS
11 maggio 2016

Previdenza non significa solo pensione

Che lo vogliamo o no la questione previdenza sarà la questione cruciale per l’assetto socio economico dell’Italia nei prossimi 25 anni; la domanda che si pongono in molti, soprattutto i più giovani è quale sarà la pensione che riceveremo. Questa domanda rischia però di non centrare il punto caldo della questione, vediamo perché: la riforma Monti-Fornero (2011) ha introdotto una modifica strutturale al sistema previdenziale nazionale basata su tre pilastri fondamentali:

  1. Estensione del metodo contributivo per il conteggio dell’ammontare dell’assegno pensionistico per (quasi) tutti.
  2. Allungamento dell’età pensionabile
  3. Adeguamento della prestazione previdenziale alla durata media della vita

 
In sintesi l’introduzione di queste modifiche rende molto difficile una stima esatta per l’ammontare della propria pensione fino al momento in cui si sarà raggiunto il diritto a riceverla. Prima di allora si possono tentare simulazioni (vedi busta arancione dell’ INPS), per cercare di intuire il gap previdenziale (differenza tra il reddito da lavoro percepito e quello da pensione che si percepirà), ma nulla si può dire in ordine all’ammontare dell’assegno previdenziale di anzianità poiché il valore dello stesso dipende dall’applicazione di un parametro variabile biennale (a partire dal 2019) che tende a diminuire con l’allungarsi della vita media ( la logica è la seguente: poiché vivi di più, l’Ente di previdenza deve spalmare il tuo assegno per un numero crescente di anni).
Nessuna certezza in merito al “quanto” quindi, se non la sicurezza che l’Ente corrisponderà il più basso degli assegni possibili. Se a ciò aggiungiamo l’impatto degli ultimi anni di stagnazione economica, tassi di rendimento dei titoli pubblici sotto il 3% e considerato come questi siano la principale asset class delle pance delle Casse previdenziali, comprendiamo bene che le pensioni future stiano già oggi perdendo importanti margini di rivalutazione.
Dunque integrare la pensione futura è una scelta necessaria.
Necessaria ma insufficiente, anche a causa della crisi economica che stiamo attraversando ormai da molti anni infatti, la questione previdenza ha molto più a che fare con la garanzia e protezione del reddito in età lavorativa che non con la semplice integrazione della pensione una volta usciti dal mercato del lavoro. Previdenza significa anche protezione del reddito, la vera domanda da porsi è, come faccio ad arrivare alla pensione? Già perché, se come abbiamo visto nessuna certezza c’è intorno al valore della propria pensione, una certezza esiste in merito all’età: tra i 65 e i 67 anni, con l’obiettivo di portarla in tutta Europa fino a 70. In concreto vuol dire lavorare di più. Che cosa accade però, se si è costretti ad uscire dal mercato del lavoro prima dell’età pensionabile? Fino a che si è relativamente giovani, è possibile riqualificarsi sul mercato, ma quando si è raggiunta la soglia dei 55-58 anni e ci si trova in mezzo ad una pesante ristrutturazione aziendale o ancora ad una decisione di delocalizzazione geografica, non sarà l’appartenenza al management di livello medio alto o un solido contratto indeterminato a salvarci; la vicenda degli “esodati” e le inchieste sull’impatto sociale delle ristrutturazioni lo dimostrano: in questi casi l’alternativa alla disoccupazione è accettare mansioni dequalificate con un impatto reddituale a volte superiore al 30% del reddito che si percepiva nella vita precedente.
Per i professionisti e gli autonomi, i più penalizzati dall’adozione del metodo contributivo, soprattutto se giovani, la vicenda ha tinte ancor più fosche. Inoltre come può un lavoratore mantenere lo stesso ritmo produttivo fino all’agognata età di 65-67 anni?
Non ci sono soluzioni miracolose, tuttavia sarebbe molto importante riuscire a crearsi uno zoccolo duro di valore mentre si è lavoratori attivi che permetta di garantirsi una protezione reddituale a fronte della necessità di dover integrare il proprio reddito oppure al fine di riconquistare, pianificandola, la libertà di rallentare la propria attività lavorativa in sicurezza e serenità.
Ecco allora che il concetto di “pianificazione” significa ridare alle persone la libertà e la responsabilità di gestire finanziariamente la propria vita; produrre reddito diventa non solo un’attività necessaria per affrontare il presente bensì un investimento di risorse che accompagna l’intera vita delle persone fino alla pensione. Il ruolo del consulente in questo caso diventa quello di lavorare con il cliente sull’obiettivo di protezione della capacità di reddito in un’ottica di “ciclo vitale”, portando il risparmiatore a riflettere su questi aspetti.
24 ottobre 2015
 

Preparate il tappabuchi
La riforma del lavoro, il cosi detto Jobs Act, se ha come primo obiettivo il rilancio dell’occupazioni può avere, se non si è accorti e previdenti , come conseguenza una vita contributiva ai fini pensionistici con diversi “buchi” che possono avere come conseguenza un Gap Previdenziale importante.
“I pensionati del futuro dovranno fare affidamento sulla propria capacità di risparmio e di programmazione previdenziale, ma se non si è stati previdenti da giovani, sarà molto complicato avere entrate adeguate da anziani”.
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12 febbraio 2015